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Ho conosciuto Tomas Diafas, il curatore del Thessaloniki Queer Arts Festival, nel 2016. Abbiamo partecipato a Londra alla stessa mostra, curata da Franscesco Bonami presso la galleria Nahmads Projects. Non ci eravamo mai incontrati personalmente ma seguivamo i nostri progetti. Quando ha creato la prima edizione del Thessaloniki Queer Arts Festival nel 2017 io stavo ultimando il mio libro “La danza di Eros e Thanatos per una pedagogia queer”. Quest’anno, con l’edizione inglese del libro, sarebbe stato il momento perfetto per far incontrare i nostri progetti artistici. Così ci siamo sentiti e sono volato a Salonicco per partecipare alla seconda edizione del festival.

Quest’anno il tema del Thessaloniki Queer Arts Festival era “What is Eros?”. Il festival nasce con lo scopo di abbracciare tutte le arti che affrontano il tema “queer”, con una particolare predilezione per le performing arts. Il curatore del festival era particolarmente interessato alla mia recente pubblicazione “The dance of Eros and Thanatos: butoh and queer pedagogy”. A Salonicco ho avuto la possibilità di presentare la mia ricerca conducendo un workshop di pedagogia queer. Avrei inoltre dovuto presentare la mia performance Poison Moon, ma poi c’è stato un piacevole cambio di programma e ho preferito collaborare con un altro danzatore butoh. Ho portato in scena una performance butoh improvvisata sul tema “Eros: what is masculinity?”. È nata così, spontaneamente, la performance in duetto con Thomas Bradley “Bythos/Aphros”. Un’esperienza magica.

La soddisfazione di aver partecipato al Thessaloniki Queer Arts Festival è duplice. Il workshop di pedagogia queer ha preso vita con l’aiuto di Maelle Julouou, l’assistente che è stata assegnata al progetto dal festival. Siamo stati ospitati dalla spledida struttura Facta Non Verba, una bellissima palestra di danza nel centro di Salonicco. Al workshop hanno partecipato cinque persone, un gruppetto che si è tuffato nella pedagogia queer a cuore aperto e ha vissuto l’esperienza con grande passione. I feedback positivi al termine dell’incontro hanno permesso di scambiare diverse riflessioni sulla teoria queer e hanno testimoniato l’importanza di condividere il metodo della pedagogia queer per promuovere una società non-violenta nel proprio lessico e nelle proprie azioni, attraverso la pratica della danza e della libera d’espressione.

La seconda soddisfazione del festival è coincisa con l’incontro con Thomas Bradley, un danzatore australiano che attualmente lavora per una compagnia di danza in Francia. Thomas era venuto a Salonicco per conoscere da vicino il mio lavoro, sapevamo che avremmo voluto collaborare in futuro a un progetto in comune ma non avremmo mai creduto di danzare assieme per la prima volta proprio durante il festival. La soddisfazione provata per la nostra performance ha espresso il comune desiderio di incontrarci nuovamente per strutturare uno spettacolo da esportare in altri festival nel mondo.

Tomas Diafas, l’organizzatore del Thessaloniki Queer Arts Festival, ha fatto un ottimo lavoro per questo festival, selezionando diversi interessanti progetti. Durante la mia permanenza a Salonicco ho avuto modo di conoscere gli altri artisti presenti e ho particolarmente apprezzato un lavoro teatrale dedicato al rapporto amore/odio tra greci e turchi. La giovane compagnia ha inscenato uno spettacolo che giocava ironicamente tra le tensioni erotiche e le tensioni violente tra i due popoli e le due culture. Un argomento di cui non ero a conoscenza e che ha sicuramente arricchito anche la mia ricerca tra Eros e Thanatos.

Questo progetto di Damiano Fina per Thessaloniki Queer Arts Festival è finanziato da MOVIN’UP SPETTACOLO – PERFORMING ARTS sessione unica 2018/2019 a cura di MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI – Direzione Generale Spettacolo (MiBAC – DG S) e Associazione per il Circuito dei Giovani Artisti Italiani (GAI) insieme con Associazione Giovani Artisti dell’Emilia- Romagna (GA/ER).

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

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