Butoh

Dancing is praying. We have access to all the presences within and around us. Here I collect my articles about butoh dance.

The Presage of The Phoenix porta in scena la Queer Pedagogy

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Oltre 100 spettatori per il debutto di The Presage of The Phoenix

Novanta minuti di performance per la coreografia butoh di Damiano Fina e il concerto dal vivo del maestro Giuseppe Dal Bianco. The Presage of The Phoenix porta in scena la Queer Pedagogy debuttando al Teatro Civico di Schio.

La performance si è svolta in quattro atti, sostenuti da Giuseppe Dal Bianco che, tra i vari strumenti ha suonato 18 strumenti diversi: un flauto etrusco in alabastro, il Didgeridoo australiano, il Duduk armeno, l’Alghoza Pakistano, il Khene del Laos, lo Shofar, corno cerimoniale ebraico, una Bena dalla Sardegna, alcuni gong, campane tibetane e campanelli cerimoniali.

L’uccello di fuoco ha portato in scena un’estetica queer, dove la Fenice ha incarnato i valori della trasformazione, delle indoli selvatiche e della divinazione. Con queste parole Damiano Fina ha raccontato la sua coreografia coreografia a Davide Fiore de Il Giornale di Vicenza.

Danza Butoh e Queer Pedagogy

L'intervista di Damiano Fina per Il Giornale di Vicenza.

La fenice è un simbolo universale, quale fenice porti in scena?

Con questo spettacolo mi connetto con la nostra tradizione alchemica. Quattro stati della materia, quattro stati dello spirito. L’uccello di fuoco che rinasce dalle sue ceneri è l’essenza della trasformazione. Sole e luna, terra e fuoco, vita e morte. Dove sono i confini tra uno stato e l’altro della nostra esistenza? Quante volte cambiamo umore nell’arco di un minuto? Quante volte diciamo una cosa cogliendo un pizzico di verità anche nel suo contrario? La mia fenice porta con sé un presagio: la metamorfosi.

Cos è la danza butoh?

In giapponese butō significa letteralmente “passo di danza”, alcuni l’hanno chiamata danza proibita, altri danza oscura, il mio maestro Atsushi Takenouchi ha fondato la Jinen Butō, insegnandoci l’importanza della danza come rituale e preghiera. La mia Danza Butō è devozione all’universo, reazione ai dualismi e anelito verso un mondo in cui non dobbiamo per forza chiamare ogni cosa con il “nome giusto”. M’interessano le presenze, tutto quello che c’è e tutto quello che non c’è.

Quanto ha influenzato la tua ricerca per una Queer Pedagogy questa coreografia?

Come insegna la fenice, tutto è in costante trasformazione, anche la nostra identità. Non da oggi parliamo d’identità fluida e teoria queer, basti guardare ai lavori di Judith Butler e Michel Foucault. Come ricercatore presso il MimesisLab di Roma mi sto occupando di fondare una Queer Pedagogy, un approccio alla pedagogia che garantisca a tutti libertà d’espressione. Pubblicherò la mia ricerca "La danza di Eros e Thanatos per una Pedagogia Queer" a inizio 2018. La cosiddetta identità di genere si forma quando abbiamo compiuto tre anni, ma è in continua sperimentazione. Abbiamo necessità di un ambiente sociale e culturale in grado di garantire a tutti la possibilità di vivere in modo confortevole la propria esistenza. Oggi non è così, per questo danzo e scrivo.

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