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La danza butoh è nata in Giappone e si è diffusa oggi in tutto il mondo. Il dibattito sulla legittimità o meno dell’internazionalizzazione di questa forma artistica è più vivo che mai. In particolare, nell’ambiente ci si chiede se questa danza, nata dal genio di Tatsumi Hijikata nel 1959 e radicata sulle origini di questo danzatore nella remota regione del Tohoku, possa essere legittimamente danzata anche da performer non giapponesi.

Studiando e facendo ricerca sulla danza butoh, si scopre che le ispirazioni dello stesso Tatsumi Hijikata erano basate non solo sulla letteratura giapponese, come nel caso di Kinjiki di Yukio Mishima, ma anche dalle letture di Jean Genet e Artaud, così come dalla danza espressionista e dalla musica occidentale.

 

La danza tra Giappone e Europa

In quanto danzatore italiano e ricercatore sulla filosofia della danza trovo che, da una parte, sia necessario inserirsi in questo dibattito portando rispetto verso il patrimonio culturale giapponese, che questa danza continua a mantenere autentico, d’altra parte credo sia altrettanto importante evidenziare le origini interculturali di questa forma d’espressione, in un mondo che nel 1959 era già globalizzato.

Studiando la danza butoh e inglobandola nella mia ricerca artistica, è stato del tutto naturale giungere alla creazione di quella che ho denominato danza alchemica.

 

Le origini della danza nel mondo

Agli albori dell’essere umano, dopo la caccia, ci riunivamo attorno al fuoco per danzare la nostra gratitudine all’universo. Erano tempi di profonda connessione con il nostro corpo e con le stelle. Le memorie delle nostre origini e i rituali di devozione verso l’oscuro mondo della morte per osannare la vita e il grande ciclo dell’esistenza sono le vivide basi da cui nascono le arti e le mistiche tipiche della nostra specie, in tutto il mondo.

A queste radici dell’essere umano guarda la danza butoh, così come la mistica alchemica. L’apollineo e il dionisiaco toccano Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata come se non ci fossero barriere linguistiche tra il Mar Mediterraneo e il Giappone.

A queste stesse radici guarda anche il metodo FÜYA e la mia danza alchemica con un solo obiettivo: tornare a pregare per mezzo delle arti.

 

Sullo spirituale delle arti

A cavallo tra Ottocento e Novecento la Secessione Viennese declamava un ritorno delle arti al sacro. VER SACRUM. Oggi, se guardiamo a Klimt, prestiamo più attenzione allo stile decorativo, piuttosto che al suo messaggio. Lo stesso accade quando guardiamo una statua greca o un quadro del Caravaggio.

Eppure, tra un selfie e l’altro al museo, qualcuno rimane ancora incantato. Lo si vede con lo sguardo perso, rapito in un’altra dimensione. È a quello stato di estasi che guarda la mia performance FÜYA Requiem. Dobbiamo tornare a pregare per mezzo delle arti e dobbiamo ancora un gallo ad Asclepio.

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

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