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damiano fina danza il tempo degli alberi

Alberi ed esseri umani: siamo sempre più diversi. La nostra società valorizza la velocità e la giovinezza, dall’industria dell’intrattenimento ai contratti di lavoro, dalla retorica della politica ai supermercati.

Oggi, per noi, il concetto di vecchiaia è negativo, come la lentezza. Vogliamo essere sempre più veloci per spostarci da una parte all’altra del mondo. Non vogliamo perdere tempo e ci provoca fastidio ciò che percepiamo come “tempo perso”.

Nella foresta, invece, i tempi sono molto più lenti e la vecchiaia è una qualità che noi facciamo fatica a salvaguardare. Non riusciamo più a permettere ai boschi di diventare vecchi. I boschi vetusti, in gergo tecnico, sono sempre più rari.

“La stabilità di un ecosistema è legata alla biodiversità e alla bio-complessità!” afferma Alessandro Bottacci, tra i massimi esperti nazionali per la biodiversità e oggi direttore del Parco Nazionale Foreste Casentinesi.

Gli esseri umani, nel tempo, hanno formato comunità, costruendo mano a mano città, poi stati e addirittura organizzazioni multinazionali. Le comunità sono occasioni all’interno delle quali si creano legami come quelli che si creano nella foresta. Legami complessi tra attori e cose apparentemente lontani. Dall’ape al lupo, dall’humus alla pioggia.

Ma questi legami sono invisibili alla nostra fretta, sono invisibili al tempo dell’essere umano di oggi. Un essere umano che non si ferma più a danzare e a raccontare storie attorno al fuoco. Un essere umano che non passeggia più nel bosco per raccogliersi in preghiera.

Oggi abbiamo fretta e siamo incalzati dall’idea delle performance, quelle economiche e non quelle artistiche. In tempi brevi vogliamo ottenere grandi risultati, in palestra come nel bosco. Eppure, siamo molto di più del tempo che ci viene concesso in una vita. In effetti, siamo l’anello di una catena di generazioni e, se non possiamo prescindere dalla storia dei nostri antenati, tanto meno possiamo prescindere dalla storia dei nostri eredi.

Questo tempo è oggi una risorsa da salvaguardare.

Dobbiamo ritornare a prenderci cura di questo valore. Anche per il bosco, perché si vuole usufruire delle foreste senza dare loro il tempo di elargire l’abbondanza di materie che da sempre ci hanno fornito.

Oggi consideriamo l’abbandono dei boschi, per esempio, un problema, ma le foreste farebbero il loro lavoro indisturbate e riuscirebbero a trovare il punto di resilienza.

Le foreste meno sono disturbate dall’uomo e più rapidamente raggiungono la loro capacità di resistere e organizzarsi al cambiamento. Con l’utilizzo del tempo e dello spazio le foreste riescono a diventare complesse e resilienti. Su aree piccole non riescono a evolversi, né tantomeno in tempi brevi.

Per fare questo hanno bisogno di una nuova relazione con l’essere umano, che deve diventare meno antropocentrico per riuscire a tornare ad avere un dialogo con il proprio ambiente.

***

Questa riflessione è stata tradotta dal discorso di Alessandro Bottacci durante l’incontro di INSILVA avvenuto presso il bosco del Film Festival della Lessinia.

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

Comments :

  • L’ “uomo misura di tutte le cose” sarebbe ancora un bene piuttosto del soldo.
    La domanda delle domande è cos’è dventato, oggi, l’uomo. Bellissimo post.

    15 Settembre 2019
    /
    20:41

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Giovedì 20 febbraio 2020 ore 21:00 Damiano Fina debutta con la nuova performance FÜYA Requiem.

 

L'essenza di un percorso artistico cominciato nel 2004 e culminato con il viaggio in Giappone del 2018.