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Per Aristotele, nella sua Poetica, Mimesis e narrazione sono alla base dell’evoluzione umana. Fin dall’infanzia l’umano imita il circostante, procurandosi in questo modo le prime conoscenze del mondo. In particolare, le storie della cultura orale erano in grado di veicolare ἡδονή “piacere” e allo stesso tempo μάθησις “apprendimento”.

Fin dagli albori della nostra specie, le arti ci consentono di esercitare le emozioni e l’empatia. Denis Dutton sottolinea come questi siano adattamenti evolutivi da cui sarebbe dipesa la nostra stessa sopravvivenza. In tutto questo, un ruolo centrale sarebbe stato occupato dalle narrazioni. Nella Poetica, Aristotele afferma:

“The main topic of tragedy will be the disruption of normal family and love relations: a son who kills his father, two brothers who fight to the death, a mother who murders her children to spite their father. For Aristotle this fascination with stresses and ruptures of families represents a permanent feature of human interest, not merely a local manifestation of Greek cultural concerns, and he would find clear validation today in the continuing story lines of drama, pulp fiction, and soap operas across the world.”

In generale, quindi, raccontare storie -o ascoltarle- sono attività piacevoli che aumentano le nostre possibilità di vivere esperienze. L’arte rappresenta tutti questi tentativi di comunicare e condividere con gli altri membri della specie umana i processi creativi di ciascun organismo, permettendone un avvicinamento empatico. In particolare, le narrazioni esemplificano la capacità del nostro organismo di vivere ruoli diversi dal proprio, quindi di cambiare pelle e immergersi in mondi inattesi.

Siamo in grado di immedesimarci nel candore di Biancaneve, ma anche nella gelosia della strega cattiva; di sorridere con il goffo Cucciolo, ma anche con il burbero Brontolo. Allo stesso modo, quando siamo piccoli possiamo giocare a fare il poliziotto, la cuoca, la mucca, il drago e persino la pietra o il robot. Grazie alla nostra innata capacità di imitare l’altro, grazie quindi alla Mimesis, siamo in grado di cambiare pelle e vivere molte altre vite, anche lontane dalla nostra.

Così, siamo in grado di vivere molte esperienze. Possiamo immaginare di respirare sott’acqua e fare come-se nuotassimo nelle profondità dell’oceano, oppure possiamo fantasticare di essere su una navicella spaziale e fare come-se fossimo senza forza di gravità. La capacità di diventare “altro-da-noi”, che nasce spontaneamente fin dall’infanzia costituisce un grande vantaggio evolutivo per la nostra specie, permettendoci di vivere esperienze oltre alla nostra mera esperienza fattuale.

Come ho argomentato nel libro Lo Slancio. Etica e Design delle Esperienze di Storytelling, questa capacità dischiude al nostro organismo la possibilità di vivere più vite e di entrare in contatto non solamente con il mondo, ma anche con i mondi possibili. La Mimesis, capacità umana naturalmente attiva sin dall’infanzia, è oggetto di continui studi e approfondimenti da parte del Mimesis Lab di Roma, che ha fondato il percorso di ricerca in Pedagogia dell’Espressione presso l’Università Roma3, sotto la direzione del prof. Gilberto Scaramuzzo e la collaborazione con interessantissimi professori e ricercatori nel campo della pedagogia, della teatroterapia, della musicoterapia, dell’arteterapia, della danzaterapia e della sporterapia. All’interno del percorso del master sto dando anche io il mio contributo alla ricerca, che si concretizzerà nel prossimo libro.

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

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