Dopo aver debuttato a teatro con la performance FÜYA Requiem, Damiano Fina ha incontrato il pubblico presente raccontando la sua danza, le fonti che ispirano il suo lavoro artistico e alcuni aspetti centrali della sua ricerca.

Quando la nostra mano può diventare come il respiro? Quando la nostra mano può raggrinzire come una foglia… accartocciarsi… farsi ramo… e respirare… questa danza è una danza che fa respirare ogni cellula che noi abbiamo… e sì, abbiamo una responsabilità verso tutto quello che esiste, ma abbiamo una responsabilità, verso tutto quello che non esiste e che non è potuto avverarsi.

Kazuo Ohno, tra i fondatori di questa danza, diceva noi dobbiamo a tutti quegli spermatozoi che non sono diventati ovulo. Per questo portiamo la morte con noi. Tutto quello che mangiamo, tutti i nostri antenati, tutta quella evoluzione che stava nelle nostre cellule, che ci connette con le stelle… ecco, questa danza parla di responsabilità, parla di trasformazione… un corpo così giovane, si trasforma in vecchio, si trasforma in albero, diventa sangue, diventa un computer che non funziona più, diventa una nuvola, fiorisce.

Requiem, per me, è che dobbiamo ancora un gallo ad Asclepio… io mi sono chiesto qual è la mia ragione per danzare… perché danzare oggi? Che senso ha la danza oggi? Per me ha senso tornare alle nostre origini, capire come è nata la danza… voi immaginatevi le nostre scimmie quando sono scese dagli alberi, hanno perso la pelliccia e si sono radunate attorno al fuoco, hanno scoperto il fuoco! In qualche modo… dovevano pagare un debito alla natura… lo sentivano… quel salto che hanno fatto, lo hanno fatto tramite l’imitazione delle fauci delle fiere che li predavano. Hanno inventato l’arco, hanno inventato la lancia, hanno reinterpretato i denti di questi predatori e sono diventati predatori dei loro predatori. C’era un mondo da popolare, un mondo che non si vedeva, un modo raccoglieva quello che non c’era più, che per colpa, forse, o per altro doveva essere popolato… lì nasce la danza, lì nasce il rituale, lì nascono le storie attorno al fuoco… quelle pelli, tese, diventano tamburi, ritmo, musica… e subito danza!

Oggi forse ci siamo dimenticati di questo, forse oggi siamo lontani dalle nostre origini, lontani dal rituale, lontani da dare devozione alle cose. Oggi abbiamo il fuoco, il pixel, nel nostro smartphone… ecco, se ha senso per me danzare oggi è per ricordare dove nasce il fuoco… e ricordare che la danza non è spettacolo, la danza non è solo spettacolo, la danza non deve mostrare niente per forza, non c’è una sola danza, di sicuro… ma la danza che a me interessa apre porte, spalanca l’invisibile, ci avvicina al rituale… questo è il messaggio di FÜYA.

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

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