Danza Butoh

Danzare è pregare. Abbiamo accesso a tutte le presenze dentro, attorno e oltre al nostro corpo. Qui colleziono i miei articoli sulla Danza Butoh.

Dalla teoria queer alla danza butoh

/ 8 0

Lo scopo di questo saggio è fondare le basi metodologiche per una pedagogia che si assuma il compito di porre in evidenza la sacralità dell’espressione di tutti gli organismi. Dalla teoria queer alla danza butoh, la pedagogia queer nasce dall'unione tra ricerca accademica e pratica artistica. La danza butoh si basa sul rituale, un'esperienza incentrata sulla trasformazione. Sovvertendo le regole tradizionali attraverso il caos e la divinazione, il rituale stabilisce un nuovo ordine. Questo è il terreno fertile per lo sviluppo di una pedagogia queer.

Cos'è la Danza Butoh?

Per Sondra Fraleigh il butoh è una danza provocatoria tanto quanto è dirompente il suono improvviso di un battito di mani nel silenzio.

La danza butoh esiste tra gli interstizi culturali, intende essere scioccante e provocatorio, possiede un’estetica che mira a cancellare le differenze tra “noi” e “loro”. Per queste caratteristiche il butoh scombussolerebbe le tradizionali distinzioni di genere e le differenze tra est e ovest del mondo nel suo uso della musica e dei costumi.

Pedagogia Queer e Danza Butoh: l'esempio di Kannon

Tra le immagini più iconiche del butoh c’è la dea della compassione Kannon. Una divinità androgina, sia femminile che maschile, il cui potere risiede nella metamorfosi, proprio per questo il suo stesso sesso è incerto.

Sia Tatsumi Hijikata sia Kazuo Ohno erano soliti danzare in costumi maschili e femminili, per portare in scena entrambe le loro componenti. Nel butoh scompaiono le distinzioni con l’altro, comprese le distinzioni di genere e le distinzioni tra gli esseri umani e la natura.

Kannon, con la sua voce gentile e allo stesso tempo tumultuosa, madre e matrigna come la natura di Giacomo Leopardi, rappresenta la danza libera e spontanea delle emozioni e delle sensazioni.

Piuttosto che schierarsi tra maschile e femminile, Kannon risiede nel loro rapporto sensuale ed erotico, compreso in ognuno di noi.

Danzare queer: Kazuo Ohno

Kannon è un bell'esempio, ma la danza butoh ci racconta di più di un mito. Il make-up e il costume da scena sono fondamentali per il performer butoh. Lungi dall’essere considerate delle maschere, queste sono le forme espressive che permettono di entrare in contatto con ciò che s’intende evocare.

Il trucco diventa un rituale, parte integrante della performance stessa, attraverso il quale il performer riconduce la sua forma all’origine del suo sentire.

In merito al trucco, Kazuo Ohno afferma: “Le mie intenzioni nel vestirmi come una donna sul palco non sono di diventare l’imitatore di una donna, o di trasformarmi in una donna. Piuttosto, voglio rintracciare la mia vita all’indietro, sino alle sue più remote origini. Più di ogni altra cosa, io desidero ritornare da dove sono venuto”.

Il rituale come perno della Pedagogia Queer

Lo spettacolo di danza butoh diventa un rituale attraverso il quale il performer e l’audience compiono un’esperienza trasformativa, sperimentando ciascuno -in forma di attore o di spettatore- le proprie possibilità d’espressione, trasformandosi e rinnovandosi grazie al rituale.

La sovversione delle regole, l’eccesso e la provocazione vengono riconosciute quali sperimentazioni utili per ripristinare un nuovo ordine.

Il processo catartico che ne consegue fonda i presupposti per la creazione di un’esperienza estetica in grado di mettere in discussione gli abiti consolidati e di retroagire su questi fondando nuove visioni del mondo, più libere e disincantate.

La danza butoh, quindi, si presta bene come bandiera per una pedagogia queer, dal momento che promuove la libera espressione dell’organismo umano, oltrepassando le attuali violenze causate da un linguaggio e da una visione del mondo rigidamente dualistica.

Tell me your version of the story

error: Content is protected !!