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Tutto è cominciato quando ho visto la copertina di Shobogenzo, mentre vagavo tra i corridoi di una libreria. Era l’autunno del 2004, avevo 14 anni. Mi piaceva andare a caccia di libri tra gli scaffali di filosofia e quelli di mistica orientale. Ma non avevo mai comprato quei libri e non leggevo molto, penso sia stato il primo. Non avrei mai pensato che mi avrebbe condotto in Giappone, 14 anni dopo.

Il 20 febbraio 2020 presento FÜYA Requiem, per la prima volta, al Teatro San Marco di Vicenza. Più che una coreografia, questa performance è per me l’essenza di un percorso artistico cominciato nel 2004 e culminato nel 2018 con un viaggio in Giappone.

 

Dalla meditazione zen alla danza butoh

Mi aveva incuriosito il titolo Shobogenzo, e subito dopo l’autore, Eihei Dogen, monaco buddista giapponese del XIII secolo. Cercavo un libro vecchio, non qualcosa di nuovo. Desideravo una traduzione integrale, senza “contaminazioni” occidentali.

Shobogenzo è uno dei libri principali del buddismo zen, ma per me è stato l’inizio del mio percorso artistico. In quello stesso 2004 avevo cominciato a scrivere poesie e a meditare. Non penso di aver mai terminato di leggere quel libro, ma quanto ho letto è bastato per accendere la miccia che oggi mi fa danzare.

Eppure no, non sono un appassionato di Giappone. Anzi, il mio percorso di meditazione si è sviluppato presto verso un’altra direzione. Ho costruito un mio modo di meditare, del tutto personale, seguendo il mio desiderio di ricerca per mezzo della scrittura. Ogni giorno scrivevo e scrivevo. Così sono nate le prime storie brevi, poi le sceneggiature popolate da farfalle mannare, bertucce assasine e balene volanti, fino ai romanzi Ossigeno Sintetico e Perturbazione. Poi la performance e la danza butoh.

 

Il viaggio in Giappone

A fine maggio del 2018 ero in Giappone, a danzare durante l’Hokkaido Butoh Festival e a passeggiare lungo l’antica via del Kumano Kodo. Volevo trovare nuove ispirazioni lungo quell’antico sentiero che, da Tanabe a Wakayama, conduce i pellegrini lungo 60 km di incantevoli foreste, antichi monasteri e piccoli santuari.

La mia ricerca artistica si nutre di spiritualità, la foresta mi chiamava e sentivo che partire in quel momento era la scelta giusta. Così, 14 anni dopo, mi ritrovai in Giappone. Dove ho conosciuto il fondatore della danza butoh Yoshito Ohno e ho danzato nello storico Kazuo Ohno Dance Studio.

Oggi insegno ogni martedì a Vicenza, presso il magnifico spazio dell’associazione Ukigumo. Un luogo curato in stile giapponese nel quale condivido il mio percorso di meditazione e continuo la ricerca per una danza alchemica tramite il metodo FÜYA.

A inizio del 2020 presenterò questo viaggio al Teatro San Marco con FÜYA Requiem.

"Sensing vertebra by vertebra. Art is a vulnerable hunt."

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